venerdì 17 maggio 2013

Vandana Shiva, un leader

Incontro con Vandana Shiva

Ho incontrato Vandana Shiva per un'intervista. Era accompagnata da suo figlio, un ragazzo normale sempre attaccato al telefono. Anche lei sembrava una normale madre di famiglia. Ma il suo discorso è il discorso di un leader, capace di ispirare milioni di persone.


Qui l'intervista pubblicata su Metro il 17 maggio del 2013

Perchè un blog

Per mettere ordine in un pensiero disordinato




venerdì 22 marzo 2013

Perché salvo i giornalisti

Mi sembra di capire che nel mondo ideale del Grillismo, su Gaia per capirci, nel 2050, i giornalisti “spala-merda”, come li ha definiti il comunicatore Messora in silenzio stampa, non esisteranno più, nel senso letterale che i giornalisti proprio non ci saranno più ma vivremo tutti in un universo orizzontale di informazione, dove tutti saranno blogger, fonti certificate e autorizzate di notizie, abilitati alla censura di quelle “false” grazie ad un meccanismo virtuoso che si autoemenda un po’ come su wikipedia. Peccato che su wikipedia, nonostate i suoi indubbi meriti si trovino un sacco di stronzate. 
La domanda, per chi fa il giornalista, è come se ne esce senza rischiare di passare per quelli che difendono l’ennesima casta, quando si vorrebbe solo difendere una professione piuttosto utile in una democrazia. I grillini hanno ragione nel dire che in giro ci sono un sacco di giornalisti che non fanno bene il loro mestiere, incapaci o asserviti a qualche padrone. Lo diceva anche Berlusconi, parlando di Santoro, ma forse aveva meno ragione. Certamente la categoria dovrebbe prendere più sul serio i codici deontologici e le regole base di una professione terremotata  dallo sviluppo del web e dalla crisi degli editori. Ma questo vuol dire più professione, non meno. Sarebbe come dire che siccome ci sono un sacco di ciarlatani in giro, non si va più dal medico ma ci si affida alle conoscenze condivise dalla rete. Col cavolo. Io continuo a preferire un mondo dove ci sono in giro anche tanti cattivi giornalisti, in mezzo a quelli bravi che frugano negli armadi di vecchi e nuovi potenti, piuttosto che un mondo senza giornalisti
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Pubblicato su Metro il 21 marzo 2013

mercoledì 7 novembre 2012

La lezione di Toro Seduto


L'irriducibile capo indiano Toro Seduto, prima di essere ucciso a sangue freddo durante l’ennesimo arresto, si concesse una pausa di mondanità  nel Wild West Show di Buffalo Bill. La vera attrazione era lui, temutissimo guerriero accessibile nell’habitat addomesticato del circo.  Richiamava folle gigantesche e guadagnava bei soldi. La maggior parte li regalava ai bambini bianchi, stracciati e poveri, che lo inseguivano. «Non capisco come gli uomini bianchi possano essere così incuranti dei loro poveri - diceva - gli uomini bianchi sanno fare tutte le cose, ma poi non sanno distribuirle».
 
Poco è cambiato da allora, 1885: percorrendo le immense periferie americane o le praterie più remote, lontano dai mall delle grandi città, è più facile imbattersi in scene di povertà che di ricchezza e consumismo. Concentrando lo sguardo sulle ombre dell'american way of life, sfibrato dalla crisi, la domanda di Sitting Bull sta ancora tutta lì. Tra un Obama tacciato di socialismo perchè vuole mantenere la spesa sociale, ma non troppo, e un Mitt Romney che serenamente dice che del 47% di poveri non gliene frega nulla. In mezzo ci sono 45 milioni di americani che ufficialmente vivono sotto la soglia di povertà, il 15% della popolazione, che mangiano grazie a buoni pasto statali, (che Romney vuole togliere), che non hanno accesso all’assistenza sanitaria e ad un’istruzione decente. Molti obesi e malati grazie al consumismo cheap che rende disponibile solo cibo spazzatura. 
Una popolazione pari a quella della Spagna, invisibile anche nell’urna elettorale, perché non vota. A cui noi europei dovremmo invece guardare bene, mentre il diktat del pareggio di bilancio allontana il modello europeo di welfare e indica la strada dello stato leggero, sempre più leggero. All’americana.
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Pubblicato su Metro il 5 novembre 2012