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mercoledì 7 marzo 2018

Brillante e global: il millennial Kim secondo Loretta Napoleoni

 «Un giovane  millenial brillante e globalizzato, con una visione chiara». Stiamo parlando di qualche nerd della Silicon Valley? In effetti no: ad essere definito così da Loretta Napoleoni, economista esperta di finanziamento del terrorismo internazionale, è il cattivo del momento, Kim Jong-un, despota di quello stato distopico che è la Corea del Nord. Ne parla nel suo libro “Kim Jong-un il nemico necessario-Corea del Nord 2018” (Rizzoli, pag. 264, 19,50 euro) che cerca di superare gli stereotipi sullo Stato Eremita per raccontarne cultura ed economia attraverso l’analisi incrociata di diverse fonti, soprattutto diplomatici stranieri.
Partiamo dal titolo: perchè avremmo bisogno del nemico Kim Jong-un?
Perché dall’89 in poi il trionfo della democrazia globalizzata non ha ottenuto gli effetti sperati: per esempio l’Iraq è un paese democratico ma devastato e non pacifico. Presentare la Corea del Nord come il paese del male con il suo folle despota è consolatorio.

lunedì 10 aprile 2017

Napoleoni: perché siamo responsabili del business degli ostaggi e dei migranti

Non sempre lo Stato italiano ha la fama di cattivo pagatore. C’è un business emergente, che secondo Europol nel solo 2015  ha superato i 2 miliardi di dollari e che preferisce  trattare con l’Italia che con altri governi: è quello dei sequestri in aree di crisi, come Siria, Iraq, ora Libia, che immette fiumi di soldi nelle tasche di gruppi jihadisti e criminali. Nel caos libico nonostante la guerra civile le imprese italiane non hanno mai smesso di lavorare, l’Eni continua ad assicurare l’elettricità a buona parte della Cirenaica, mentre dalle coste partono barconi zeppi di migranti verso la Sicilia e nel deserto i lavoratori italiani vengono rapiti, sei tra il 2015 e il 2016. «Non se ne parla, loro smentiscono, ma l’Italia pur di mantenere i suoi interessi in Libia è disposta a pagare pegno, con i riscatti». È la tesi, sostenuta da molte testimonianze, dell’economista Loretta Napoleoni nel suo ultimo libro “Mercanti di uomini” (Rizzoli, p.360, 18,50 euro) che ricostruisce i nuovi canali di finanziamento del terrorismo: dall’11 settembre in poi i sequestri sono cresciuti esponenzialmente e gli stessi gruppi trattano anche l’altra merce umana, i migranti.  

«La svolta è stata nel 2003 con il rapimento di 32 europei nel Maghreb -spiega Napoleoni - che ha fruttato 5 milioni e mezzo di euro». Per l’Italia il clou  arriva nel 2004 con il rapimento in Iraq delle due Simone, cooperanti della onlus un Ponte per. E nel 2014 l’Italia  avrebbe pagato “una frazione di Pil”, secondo la battuta di un funzionario, per liberare le due cooperanti Greta e Vanessa rapite in Siria. In entrambi i casi Napoleoni mette in luce l’incompetenza e l’improvvisazione con la quale i soggetti si sono mossi in territori pericolosi, dato che accomuna anche molti dei giornalisti vittime di sequestri, come James Foley poi decapitato e John Cantlie, utilizzato dall'Isis in video di propaganda.  «La maggior parte erano free lance, velleitari e senza coperture, perché i giornali non rischiano più mandando i loro inviati».

C’è poi il caso Somalia, stato fallito dopo il tentativo naufragato di esportarvi la democrazia: «Le milizie  si sono prima finanziate con la pirateria, poi si sono riciclate nel traffico di migranti, meno redditizio ma meno costoso».

Non mancano i paradossi: partire dal porto libico di Sirte, quando era controllata dall’Isis, era per i migranti più caro ma più sicuro, i jihadisti imponevano un tetto di 120 migranti per barca per massimizzare i profitti. Strazianti le testimonianze raccolte da Napoleoni delle vittime della tratta, tenute loro stesse in ostaggio dalle bande, le famiglie costrette a pagare i riscatti, poi vendute più volte prima di poter salire sui barconi, con una resa per ogni “migrante" di migliaia di dollari.  La differenza con gli ostaggi occidentali è che in questo caso non entrano gioco i negoziatori, pubblici e privati, una nuova professione in grande sviluppo.

 La via d’uscita? «Smettere di pagare i riscatti e chiudere le frontiere. Quando Merkel le ha aperte avrebbe dovuto fare i ponti aerei, così ci hanno guadagnato i trafficanti.  È  realismo. L’unica possibilità è che Putin e Trump facciano un accordo per pacificare il Medio Oriente».

©Riproduzione riservata

Pubblicato su Metro il 23 gennaio 2017 


lunedì 8 dicembre 2014

Il Califfato tra barbarie e modernità

Improvvisamente ai confini dell'Europa abbiamo scoperto la minaccia terrificante dell'Isis, qualcosa che non solo i meno avveduti di noi non avevano mai sentito nominare, il male assoluto alle porte di casa. In realtà, naturalmente, le cose non stavano così. Come spiega bene l'economista ed esperta di terrorismo internazionale Loretta Napoleoni nel suo ultimo libro, (Isis. Lo Stato del terrore, Feltrinelli, pagine 144, euro 13), l'Isis rappresenta l'ennesimo esempio della serpe coltivata in seno, del gruppo terrorista foraggiato in questo caso probabilmente dai paesi del Golfo, Arabia Saudita e Kuwait, nel caos della guerra civile siriana e poi sfuggito di mano. La tesi di Napoleoni però va oltre e ci invita a guardare l'Isis da un punto di vista diverso. Nel cuore della sua “modernità”.  



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Pubblicato su Metro  il 24 novembre 2014