mercoledì 5 giugno 2013

TOGLIERE LA CHIAVE ALLA FERRARI DI GRILLO


Breve premessa. Il mio giornale non percepisce finanziamenti pubblici. Vive di sola pubblicità e quindi, agli occhi dei puri, al soldo dei padroni. Difficile dire quali: gli inserzionisti sono tali e tanti che il possibile conflitto di interesse è a somma zero e accontentarli tutti onestamente impossibile. In effetti vorrei guadagnare di più, ma non mi definirei una poveraccia pagata pochi spiccioli e quindi ricattabile.
 Ecco, ora vorrei esprimere un’opinione mia e soltanto mia sul Grillo degli ultimi giorni. A me ricorda uno che si sia trovato al volante di una Ferrari avendo  guidato prima solo 500 e abbia deciso di fermarla andando a sbattere contro un muro. Il Grillo sempre più irascibile e sulfureo, quasi sofferente, sembra voler mascherare la fatica di gestire il formidabile successo elettorale, forse sottovalutato in tutto il suo carico di responsabilità. Delegare in questi casi aiuta, ma il comico non si fida dei suoi inesperti e volenterosi cittadini. E forse non si fida nemmeno di sé stesso, perché tra l’improvvisare comizi e destreggiarsi nelle istituzioni c’è ancora qualche differenza. Allora meglio mandare all’aria tutto, mantenendo intatta l’illibatezza. E il marchio. Ma avvelenando i pozzi prima. Così ogni giorno viene prospettato il nostro lugubre futuro: se il M5S prenderà tutto forse ci salveremo, altrimenti scoppierà la rivolta di piazza, arriveranno i forconi, la primavera araba, evocata dal comico anche in un’intervista su questo giornale. E a qualche sprovveduto o disperato o malintenzionato potrebbe  persino sembrare una forma di legittimazione. Cambia poco se qualche grillino ora va in tivù, svolta resa necessaria per temporeggiare sul malcontento interno, ma senza avere nulla di nuovo da dire.
Peccato. In ogni caso per fermare la Ferrari in corsa suggerisco un sistema meno cruento: togliere la chiave. E magari darla a qualcun altro.

venerdì 31 maggio 2013

PATRICIA SCOTLAND E LA FORZA DELLE IDEE



Non è poi tanto difficile avere una buona idea, il difficile viene quando bisogna metterla in pratica. Allora lì c'è la differenza tra chi ha la determinazione e l'ispirazione necessarie per farlo e chi no. Certamente Patricia Scotland appartiene alla categoria di persone che la determinazione ce l'hanno: riuscire a far diventare la lotta alla violenza domestica una priorità vera, convincendo governi e istituzioni, enti di tutti i tipi, i datori di lavoro e persino i tassisti a collaborare per sapere riconoscere e soccorrere le donne vittime di abusi, deve essere stata una battaglia dura. Grazie a lei gli omicidi di donne a Londra sono crollati. Senza dimenticare che Scotland è una dei dodici figli di una famiglia afrocaraibica immigrata a Londra, e che è diventata una dei migliori avvocati del Regno, Guardasigilli con i laburisti, baronessa e quindi primo membro nero e donna nella Camera dei lord. Ecco

Del Metodo Scotland me ne sono occupata su Metro 

giovedì 30 maggio 2013

FRANCA RAME





Dalla prima pagina di Metro www.metronews.it
Uno dei cambiamenti di Milano che mi ha intristito di più è stata la trasformazione della palazzina Liberty in uno spazio bello, ma algido e vuoto. Tutto il contrario di quello che era stata per i ragazzi milanesi degli anni Settanta, come me, che in quel luogo un po' fatiscente e confusionario si erano costruiti una coscienza.  Franca Rame e Dario Fo avevano dato vita, con la loro inesauribile passione militante, ad un esperimento unico. Loro erano animatori e maestri ma nello stesso tempo alla palazzina si respirava un'atmosfera anarchica dove tutti si sentivano un po' protagonisti. Molti di noi, dicevo, si sono formati assistendo ai loro spettacoli, alle interminabili discussioni che spesso Franca e Dario ospitavano in quell'antro disordinato. Poi siamo cresciuti, magari le idee sono cambiate, si sono "aggiornate" ma di quello spirito, di quella partecipazione credo abbiamo tutti una grande nostalgia, ben consapevoli di avere avuto il privilegio di esserci. 

martedì 28 maggio 2013

Elezioni, chi vince e chi perde




Senza nessuna ragione apparente in queste elezioni disertate dagli elettori ha primeggiato il centrosinistra. Forse fa pena e induce sentimenti di protezione. Lo tsunami soffre l’onda di risacca, nonostante le cose con le larghe intese vadano di male in peggio e quindi sulla carta tutte a favore dei grillini. Il centrodestra che tiene  in pugno il governo, sul territorio si è un po’ smarrito. La  politica, che inciuci o urli, perde appeal, ma gli elettori italiani sono sempre più  imprevedibili e interessanti.