Visualizzazione post con etichetta Expo 2015. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Expo 2015. Mostra tutti i post

mercoledì 8 aprile 2015

Storie di padri potenti che inguaiano i propri figli

Per noi figli di nessuno vedere come i padri illustri per troppo amore inguaino i figli e alla fine anche se stessi fa male al cuore. 
 Nel caso di Lupi fa specie, proprio lui che si è più volte vantato di venire dal nulla, figlio di operai, fattosi tutto da solo imboccando giovanissimo con brillante intuito l’autostrada per la gloria targata cielle.  Poi però core de papà ti frega: il piccolo Lupi pare uno studente brillante, che certamente potrebbe meritarsi ottimi lavori, ma Lupi padre non si fida e, a quanto si sa senza commettere alcun illecito, promuove il cucciolo presso conoscenti che hanno il difetto di lavorare nel mondo delle infrastrutture e degli appalti pubblici, cioè quello di cui lui è il massimo referente politico. 
Anche per Antonio Acerbo, ex vicecommissario Expo indagato per le vie d’acqua e ora per padiglione Italia, la preoccupazione maggiore era sistemare il figlio sempre nell’ambito delle conoscenze di papà, ossia presso una delle appaltanti di Expo. 
Il più celebre  e conclamato caso di autolesionismo paterno fu quello di Umberto Bossi che spinse l’immeritevole figlio Trota fino all’inverosimile, con inevitabile e rovinosa caduta di entrambi.
 Nell’Italia paladina della famiglia tradizionale, solo quella, perchè tutti gli altri modelli sono immorali, ha grande successo il familismo amorale, neologismo felice che descrive quella tendenza a subordinare tutto al bene dei propri cari, un bene privato superiore al bene pubblico e tale da giustificare ogni compromesso morale. La famiglia innanzitutto. Ma solo la mia.

©Riproduzione riservata



Pubblicato su Metro il  19 marzo 2015 con il titolo “Festa del papà, Lupi e lupacchiotti” 

giovedì 25 luglio 2013

L'Expo nell'Impero di Cacania, Italia


L’enfasi che circonda  l’Expo 2015 sembra sempre più sospetta. Nel giro di dieci giorni abbiamo assistito ad un simposio solenne a Monza nel quale non è successo nulla di nuovo ma tutti, da Napolitano, a Letta, a vari ministri e governatori si sono alternati per comunicare il Grande Messaggio:  che puntano tutto sull’evento del 2015, da cui in definitiva sembra dipendere la nostra stessa idea di futuro e di ripresa. Martedì un accordo tra le parti sociali relativo a 800 (800?) lavoratori per i sei mesi dell’esposizione è stato salutato come il nuovo paradigma che aprirà la strada ad un futuro radioso e produttivo  grazie allo smantellamento –in deroga , per ora -  dei pochi paletti contenuti nella riforma Fornero, che ormai tutti gli studi esistenti mostrano non avere aumentato né la produttività, né in modo utile la flessibilità.

La buona notizia sarebbero i contratti light da applicare ad un evento a tempo determinatissimo, che però in teoria dovrebbe essere la pila rigeneratrice del Sistema-Paese. Non c’è una contraddizione? E non è un po’ poco? Non ci consegna, nella migliore delle ipotesi, ad un futuro a tempo determinato? Dall’osservatorio privilegiato sul territorio, cioè da Milano, Expo 2015 a  22 mesi dall’inizio ha contorni ancora molti sfumati. Troppo. Finora abbiamo visto molta politica mediocre e moltissimo marketing.  Qualcosa che evoca sinistramente  l’Azione Parallela nell'impero di Cacania raccontata da Musil ne “L’uomo senza qualità”:  il Grande Evento catartico di un mondo al tramonto destinato a non realizzarsi mai. Ma quella è  letteratura.
© Riproduzione riservata

Pubblicato su Metro